Il viaggio letterario indietro nel tempo ci serve a capire meglio il presente e contemporaneamente a generare una sintonia con il nostro passato...

Morte all'Acropoli

Andrea Maggi ci racconta la genesi di questo mistery storico, del suo protagonista, della ricerca sulle fonti e di molto altro ancora.

“Apollofane e il reduce di guerra” è il romanzo con cui ha esordito, grazie al torneo letterario IoScrittore. Il protagonista ha subito qualche cambiamento nel tempo intercorso tra la redazione di questo primo romanzo e “Morte all’Acropoli”?

Diciamo che in “Apollofane e il reduce di guerra”, che considererei una sorta di “numero zero”, il protagonista è già delineato nei suoi caratteri generali, ma è ancora un po’ acerbo. In “Morte all’Acropoli” ho cercato di conferirgli delle caratteristiche più complesse, attribuendogli, oltre alle virtù del buon indagatore, anche difetti e ossessioni che lo rendono più simile agli uomini del suo tempo. Ma anche del nostro.

Storicamente sono esistiti molti personaggi che rispondevano al nome di Apollofane: un commediografo, un sovrano, un filosofo…Ha tratto ispirazione da qualcuno di loro in particolare per delineare il suo protagonista oppure si è lasciato guidare unicamente dall’ispirazione?

Apollofane in greco significa “apparizione di Apollo”. Nel pantheon degli antichi, Apollo era uno degli dèi più importanti. Tra le attività di sua “competenza” vi era quella di condurre il Sole con un carro attraverso il cielo. Quindi Apollo era colui che portava il sole ­ e la luce – su tutta la Terra. Quale nome migliore per un indagatore, ho pensato, che debba “fare luce” sui misteri legati a un delitto? La scelta del nome non è legata a particolari figure storiche realmente esistite. Semplicemente, il nome mi sembrava perfetto.

La scrittura di “Morte all’Acropoli” ha comportato ovviamente un lavoro di documentazione e studio incentrato sull’epoca in cui è ambientato il romanzo. Per quanto riguarda la descrizione dei luoghi, ha compiuto una ricerca in prima persona recandosi in Grecia o si è affidato ad ulteriori fonti?

Le mie visite nei luoghi del romanzo risalgono ad anni fa. Sono state essenziali per ricostruire percorsi, distanze e per… respirare l’aria di Atene. Del resto, insostituibili sono state le fonti storiche, in particolare il contributo del grande periegeta, Pausania. Devo dire che la cosa a cui tenevo di più era ricostruire la vitalità di quella città meravigliosa. A tale scopo, ho “saccheggiato” le commedie di Aristofane e di Menandro, in particolare. Ho cercato frammenti di vita quotidiana in tutte le opere possibili e immaginabili, persino nel Simposio di Platone, che tutto può sembrare fuorché uno strumento per ricostruire usi e costumi di un tempo. Invece ho trovato spunti importanti anche lì. Mi sono divertito moltissimo nello svolgere questa ricerca e spero che si divertiranno anche i lettori, nel leggere.

Tra i romanzi storici classici più celebri ricordiamo Salammbò di Flaubert e Quo vadis? di Sienkiewicz. Continuiamo ancora, secondo lei, a volgerci al passato attraverso la letteratura secondo l’influsso di ciò che ha rappresentato il Romanticismo oppure vi è una diversa motivazione?

Io credo che, dal punto di vista dei contenuti, il romanzo storico mantenga l’originario sapore romantico; in fondo, il viaggio letterario indietro nel tempo ci serve a capire meglio il presente e contemporaneamente a generare una sintonia con il nostro passato. Nelle migliori tradizioni culinarie, anche il piatto più tradizionale subisce delle rielaborazioni da parte degli chef moderni, che lo interpretano sulla base del loro estro. Allo stesso modo ho cercato di mantenere il sapore originario del romanzo storico, attribuendogli una veste stilistica, ritmica e linguistica in linea con i miei gusti personali.

Al momento, tra i filoni letterari più produttivi e di successo, vi è la letteratura fantasy e fantastica, in tutte le sue possibili declinazioni. Molto spesso le creature soprannaturali protagoniste di queste nuove saghe altro non sono che un retaggio di leggende e tradizioni popolari che risalgono all’antichità. Possibile che su di noi faccia ancora presa la mitologia dei nostri antenati?

Il fantasy e il fantastico traggono spunto dal mito perché esso ci mostra il senso della realtà attraverso rappresentazioni affascinanti. Ma soprattutto perché tutto trova un senso nel mito.
Persino gli scienziati che spiegano l’origine dell’universo con il big bang non hanno inventato niente che la mitologia non abbia già raccontato. Il mito riesce a solleticare le corde più recondite dell’inconscio. Ci fa parlare con il nostro Io. Ci pone dinanzi alle nostre pulsioni come alle nostre paure più profonde. In fondo, la vita non è altro che un viaggio alla ricerca di noi stessi, dove la mitologia rappresenta una sorta di Costituzione dell’esistenza umana presente in questa cosa che chiamiamo universo.

Lei insegna italiano: ci può dare un giudizio sul rapporto degli studenti con la lettura?

Gli studenti, in linea generale, vivono la lettura come qualcosa di faticoso e di tremendamente noioso. Ma la colpa non è loro. Fondamentalmente sono vittime di un clamoroso equivoco, imposto, ahimé, da gran parte dell’opinione comune. In genere, infatti, si ritiene che la lettura di un romanzo sia materia esclusivamente scolastica e quindi assume una pesantezza che non le appartiene. Ecco perché moltissimi adulti non leggono romanzi: per anni hanno subito la lettura come un’imposizione scolastica; dunque, una volta usciti dalla scuola, si sono liberati definitivamente anche dei romanzi. Il mio impegno come insegnante di italiano è quello di far capire agli studenti – e ai loro genitori, se posso – che la lettura non deve essere concepita in primis come un dovere, ma come un piacere. Da anni nelle mie classi assegno la lettura integrale di numerosi romanzi, ma lascio agli studenti la possibilità di scegliere se leggere o meno. Spiego loro di cosa parlano i libri assegnati (e lo faccio in modo accattivante), dopodichè sono loro a decidere se prendere o meno il libro in mano. Non assegno più le odiate schede libro, ma offro a chi ha letto la possibilità di raccontare il romanzo agli altri e di poter dibattere tra lettori. Ebbene, sembrerà strano, ma il piacere per la lettura in questo modo cresce.

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Un giallo dal sapore quasi moderno sullo sfondo dell’antica Grecia di cui Maggi ci fa assaporare ogni dettaglio, ogni rumore e ogni profumo.

libri.tempoxme.it : Morte all'Acropoli (08 de septiembre de 2014)

L'abilità di Maggi è di intrecciare il filone narrativo con quello rievocativo, di piegare la storia, ricca di colpi di scena, ad essere emblematica di un momento decisivo per la vita di Atene e riuscire a incastrare la complessità storica del periodo nel plot narrativo.